Intervista a Luigi Pompili


Com’è nata la tua passione per il kayak?

Ho passato molte ore della mia vita in mare, andare in canoa mi permetteva di compiere tragitti molti lunghi; poi la partecipazione alle selezioni nazionali per gareggiare alle Olimpiadi di Roma del 1960 mi ha dato una carica emotiva eccezionale. Purtroppo sono riuscito soltanto a diventare una riserva nella squadra nazionale per cui quel grande sogno si è spento.

C’è un luogo dove ami pagaiare e quando vai in kayak ti senti libero?

Il mare è il luogo ideale, secondo me andare in canoa mi dona la sensazione di libertà. Spazi aperti, ampi orizzonti, la complessità delle condizioni meteo-marine sempre mutevoli, la compagnia degli altri canoisti, la sensazione di fare gruppo mi danno un senso di libertà impagabile.

In passato sei stato un atleta quale motivazione ti ha portato alle gare?

Per misurarmi con me stesso e con gli altri. Quando ho iniziato a gareggiare ero juniores,  poichè all’epoca nella nostra “Zona” (composta dai territori di 3 Regioni Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo) non avevo avversari. La Società m’iscriveva alle gare come senior, la qual cosa mi costringeva ad impegnarmi al massimo.

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Puoi dirci che tipo di gare hai fatto?

Ho gareggiato sia in mare che sul fiume, da solo in K1 oppure in coppia in K2 con il compagno del momento che, naturalmente, sceglievo sempre più bravo di me.

Qual’era la tua distanza giusta?

Pur avendo vinto diverse gare anche sulle corte distanze, preferisco la maratona dove posso esprimere meglio la mia capacità di resistenza

Il tuo compagno di avventura quali doti deve avere?

Il mio compagno deve avere la pazienza di sopportarmi e di integrarsi nello sforzo reciproco (caso strano i miei compagni, tempo per tempo, sono stati tutti campioni italiani).

Sappiamo che amavi molto pagaiare al Lago Santarini per come sono andate le cose hai una tua considerazione?

Ho lasciato il cuore al Lago Santarini; era il luogo ideale per svolgere attività con la canoa olimpica, ma il comportamento della proprietà e la debolezza dell’ Amministrazione Comunale mi hanno deluso profondamente. Considero conclusa quell’esperienza anche se spero di essere smentito dai fatti.

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Abbiamo traslocato, il Club ha una sede nuova,cosa ne pensi?

Ora la nuova sede di Via Labriola ha assunto un valore strategico ma temo fortemente che l’attività agonistica con canoa olimpica verrà gravemente compromessa.

Hai uno stile di vita e cosa fai per rilassarti?

Non ho un particolare stile di vita. Mi ritengo una persona normale, soggetto alla normale decadenza di tutti quei valori nei quali credevo e per i quali mi sono battuto e sacrificato. Ora cerco di farmi bastare un buon libro, del buon cibo ed una canoa con la quale giocare in compagnia dei miei amici; oltre ad altre cose di mio intimo interesse personale .

C’è stata una volta che hai avuto paura in kayak?

In questi 65 anni di attività sportiva è certo che ho vissuto dei momenti intensi di timore. Il timore bisogna sempre portarselo in saccoccia. Con l’acqua non si scherza. Però la paura va affrontata e domata; non deve tramutarsi in terrore che ti paralizza. Ne avrei di episodi da raccontare ma non penso sia il caso di annoiare ulteriormente chi ci segue.

Che consiglio daresti a chi vuole avvicinarsi al kayak?

Le motivazioni sono sempre personali, ma devono essere accompagnate dal rispetto per le persone e dal desiderio costante di migliorare il proprio impegno.

Gigi

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Ti ringrazio per la collaborazione, il nostro club ha bisogno di sportivi come te. Apprezziamo le tue doti, sei un esempio stimolante per tutti, tanti complimenti e un futuro sereno e pieno di gioie