Nel cuore della Val Marecchia



 di Arnaldo Croccolino

Sono un grande fan del Marecchia, per me scendere in kayak questo fiume, ogni volta mi da soddisfazione. Incalzando qualcuno potrebbe dire per la sua comodità!?A ragion veduta potrebbe essere un valido motivo, tuttavia non è proprio così. Scendere in acqua per fare una pagaiata potrebbe dipendere anche dal tempo che hai a disposizione, arrivare a un imbarco varia da una decina di minuti a un’oretta. E’così talmente facile che basta prendere la Provinciale Regionale 258 Marecchia, la strada curva dopo curva segue il corso del fiume fino a Ponte Presale. Fare una descrizione tecnica del fiume mi sembra riduttivo e superficiale, anche perché mi piacerebbe convincere e vedere qualche canoista in più scendere il fiume di Rimini. Come tutti sanno, il Marecchia è l’antico Ariminus che diede il nome a Rimini. Oggi il suo breve tratto di pianura e la foce sono convenzionalmente utilizzati per delimitare la fine della Pianura Padana e dell’ Italia settentrionale. I tratti del fiume che scendiamo principalmente sono due, ormai molto di rado la sezione così chiamata “tratto basso”, l’imbarco è a Ponte Verucchio a valle dell’ormai ex briglia di prelievo del Consorzio di Bonifica.

Ponte Verucchio il canyon

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briglia di rilascio acqua

briglia di rilascio acqua

briglia sepolta dai detriti

briglia sepolta dai detriti

briglia sepolta dai detriti
5canyon bis
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Questo tratto del fiume tecnicamente è di classe I° II°, l’imbarco per niente facile, occorre scendere nel canyon dove le acque scorrono incidendo gli strati argillosi, il fiume è stretto da alte scarpate rendendolo molto suggestivo. Una discesa piatta e senza alcun ostacolo, adesso che la briglia di restituzione dell’acqua, della centralina idroelettrica è sepolta da un paio di metri di sedimenti. Curva dopo curva si arriva al primo sbarco nei pressi del Parco Marecchia di Villa Verucchio. Essendo un breve tratto, spesso si preferisce allungare il tragitto fino al ponte di Santarcangelo. La bellezza paesaggistica di questo canyon è la ragione principale per pagaiare questo tratto, quindi perché non farlo?
Il tratto del “Marecchia alto” con imbarco a Ponte Messa per arrivare alla zona industriale di Campiano, più o meno una decina di chilometri di classe II° III°, anche questa discesa volendo si potrebbe suddividere in due tratti. Il tratto alto: immediatamente dopo la partenza, sotto il ponte che porta a Petrella Guidi c’è uno sbarramento artificiale,si può trasbordare facilmente, alto un metro è sempre pulito, però è meglio dare un’occhiata per vedere cosa succede sotto. Il Marecchia di solito scorre fino ad Aprile, poi regolarmente si riduce ad un rivolo al centro e in estate molte volte va in secca.

Ponte Messa

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Con un buon livello d’acqua si può fare una discesa molto divertente, come è successo tra la fine di Maggio inizio Giugno, un vero miracolo non sarà presto dimenticato!. Il primo di Giugno scendere il Marecchia non è mai successo! In quell’occasione abbiamo fatto la discesa assieme a Maurizio in tandem con Monique. Purtroppo per loro una discesa densa di pit stop, la loro canoa la ormai datata Topo Due imbarcava acqua, per cui ogni tanto dovevano fermarsi. Assieme a noi c’era anche Alvaro, un canoista abile ed esperto, inoltre è molto appassionato e non perde mai una discesa. Inizia la discesa e come dicevo lo sbarramento artificiale ti da l’imput giusto, poco dopo si arriva alla prima rapida su un letto roccioso, per questo motivo è rimasta invariata da molti anni. Una bella rapida lanciata, forma un’importante onda che ti da del filo da torcere. Questa sezione è ampiamente apprezzata per la sua bellezza paesaggistica, quindi se non hai fatto questa discesa ti stai perdendo qualcosa. Le rapide non sono mai molto difficili, il che significa che in fiume può scendere anche un canoista di livello intermedio. Proseguendo la discesa, ci sono molti scalini che formano numerose onde dove metti a dura prova la tua resistenza, onda dopo onda fino allo sfinimento, esagero? Diciamo che arrivi alla frutta. Lungo la discesa, Maurizio oltre a destreggiarsi come kayaker si è cimentato nell’arte del cicerone, indicando i vari campanili per spiegare dove eravamo. Per Monique è stato un battesimo, scendere in kayak e la Val Marecchia, la sua precedente esperienza è stata una discesa in rafting. Il cambio del fiume si nota a Ponte Baffoni, a fare da spartiacque guarda caso, anche qui c’è lo zampino dell’uomo, un’altra briglia artificiale. Abbastanza insidiosa perché non si nota, se ci arrivi lento ovviamente sei colto di sorpresa e rischi di farci una frullata. Superata la briglia indenne, immediatamente sulla sinistra, un bel masso nasconde una simpatica esse, molto carino infilarsi dentro. E così siamo circa a metà strada, il fiume cambia pendenza e siamo tutti d’accordo sul fatto che più in basso diventa più dolce. La caratteristica di questo tratto è che i massi che formano le rapide sono molto più grandi. La loro insidia consiste nel trovarci in curva, devi avvicinarti con accortezza per capire il passaggio pulito

Ponte Baffoni

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A questo punto, arriviamo nei pressi di Novafeltria, al ponte di Maiolo un’altra briglia questa volta è formata da grossi massi, facilmente si riesce a fare il trasbordo. Unico passaggio di grado superiore, si forma una bella rapida lanciata e come dice Alvaro “questo passaggio ha il merito di essere il motivo della discesa”. Per sicurezza, il passaggio abbastanza impegnativo deve essere senza meno visionato. A questo punto restano un paio di chilometri all’arrivo, Una serie di grandi rocce visibili da lontano,sono il segno del prossimo sbarco sulla sponda di sinistra, serve prestare un po’ di attenzione per individuare il passaggio,generalmente a sinistra dell’ultimo roccione. Ai canoisti più esperti non potrebbe corrispondere alle loro aspettative, addirittura trovarlo noioso. Per altri, di medio livello come me, scendere il Marecchia è un bel modo di guardarlo.