News di Febbraio


                                                               Notizie,analisi,documenti sul nostro club e sul mondo della canoa a cura     di  Arnaldo Croccolino

 


 

INFO CLUB

 

 

 

A volte è difficile iniziare

corsi base di kayak in piscina
Al via le iscrizioni per il corso base di kayak in piscina, il corso è adatto a chiunque voglia avvicinarsi allo sport della canoa/kayak, per chi è completamente profano e per chi ha già un minimo di esperienza (autodidatti).Vengono insegnate le corrette tecniche di base per la conduzione e l’equilibrio; fornite le informazioni sulle attrezzature, sicurezza in acqua e meteo, adeguatezza dell’abbigliamento nelle varie stagioni. Sono previste due lezioni di tre ore ciascuna e possono parteciparvi persone singole o in gruppo, per un massimo di tre iscritti a corso
Responsabile corsi  Thomas Frani  Cell.349 2365048                                  Mail frani.thomass@gmail.com

 

 

 

 

Ultime notizie su Consiglio Direttivo
Lunedì 4 Febbraio si è tenuta la consueta riunione mensile del Consiglio Direttivo, all’ordine del giorno diversi argomenti gravosi. Tra questi, la delicata/spinosa decisione di pianificare l’annuale “Gara di Fondo”, in passato la competizione è stata organizzata al L.Santarini. Sono stati fatti dei test di fronte la nuova sede di V A.Labriola, (sul deviatore) con esito positivo. Nonostante tutto il buon impegno, il Consiglio Direttivo informa di aver preso la decisione di sospendere fino a nuova comunicazione la competizione. Una decisione che si considera spiacevole, anche se lo stato dei lavori è avanzato , in quanto riteniamo che sia giusto garantire agl’ospiti, la completa fruizione della struttura con adeguati servizi.

 

 

Escursine al Gargano
Per il ponte del 25/04/2019, il club organizza una uscita negli splenditi scenari marini del Gargano.
Il programma, indicativamente prevede la partenza nella prima mattinata del 25 in modo di arrivare nel primo pomeriggio al Camping Village Baia e Cala Campi  a  Vieste (FG). Per tre giorni questa sarà la base di partenza per delle splendide escursioni in quelle acque, con la possibilità di visitare anche le meravigliose grotte presenti. Per gli accompagnatori c’è la possibilità di fare visite turistiche sia in mare che sulla terra ferma, oppure semplicemente abbandonarsi sulla spiaggia per le prime abbronzature. Il ritorno è previsto nella giornata di domenica 28 aprile 2019. Visto il periodo particolarmente appetibile e la poca disponibilità di strutture disponibili, (Casette mobili e Appartamenti), bisogna prenotare prima possibile. Per gli interessati il termine ultimo è giovedì prossimo. Venite alla sede nel palazzetto di Rimini giovedì 7/02/2019 dalle 21:00 per definire nel dettaglio le modalità di trasferimento e versare una piccola caparra. Per ulteriori informazioni contattare Enzo o visitate il sito cliccando sul nome del campeggio.

 

Promemoria tesseramento 2019
Buon anno a tutti, è partita la nuova campagna di tesseramento, è possibile sottoscrivere o rinnovare l’iscrizione al C.C.R. per l’anno 2019. Come sappiamo, per fare attività sportiva presso un’associazione iscritta, nel nostro caso alla F.I.C.K / C.O.N.I. è necessario presentare: un certificato medico non scaduto e almeno una volta il certificato di un Elettrocardiogramma per attività non agonistica. Per coloro che hanno superato il 60°anno di età l’ ECG deve essere rinnovato ogni anno. Per ovvi motivi ai soci che non hanno rinnovato la tessera, scatta il divieto di svolgere in assoluto attività sportiva in ogni luogo in nome del Canoa Club Rimini, perdono il diritto di svolgere attività agonistica, non possono utilizzare le strutture e le attrezzature. Il versamento in ritardo della quota non esenta il pagamento dell’intera annualità.

RADUNI

 

2-3 febbraio 2019 21° raduno Cimento Invernale 2019 Lago di Como    per tutti
Organizza Sottocosta info Luciano Belloni: Cell: 338-1374722 Felice Farina: Cell: 349-5216020
Per gli amanti dell’acqua piatta un’occasione per pagaiare nel contesto dell’Alto Lario tra cime innevate.

Programma; sabato l’imbarco a Dervio e domenica a Gera Lario, in entrambi i casi l’appuntamento è tra le 9:00 e le 9:30. La cena, del costo di circa 30Euro, si terrà nel solito ristorantino dell’Albergo Ristorante del Mera, a Dascio.
In navigazione si invitano tutti i partecipanti al rispetto delle indicazioni che saranno fornite in occasione del briefing. L’assistenza in acqua sarà garantita da Tecnici FICK e da pagaiatori esperti.
E’ contemplata anche l’anticipazione a Venerdì sera 1° Febbraio, l’appuntamento è fissato nel tardo pomeriggio in località Dascio presso l’Albergo Ristorante del Mera per una cena e pernottamento in modo da evitare levatacce al mattino per raggiungere Dervio.

 

 

 

16/17 Febbraio raduno sul fiume Santerno    per intermedi 
Organizza Canoa Club AquaSport Santerno Imola, in caso di assenza di acqua rinvioo al 23/24 febbraio. Iscrizioni raduno al Ponte Alidosi. Il raduno parte dalla cascata di Moraduccio e finisce a Castel del Rio, 6km, difficoltà classe II°/III°, con la presenza di personale addetto alla sicurezza.Il tratto delle gole di classe III°/ IV° non rientra nelle competenze nel raduno, pertanto è sprovvisto di assistenza, ovviamente a suo rischio e pericolo.

Programma
Sabato 16 febbraio
Ore 9:00 apertura Iscrizioni (Ponte Alidosi).
Ore 11:30 inizio raduno
Ore 15:00 allo sbarco spuntino
Ore 19:30 cena, dopocena con DJ.
Domenica 17 febbraio.
Ore 9:00 apertura Iscrizioni
Ore 11:30 inizio raduno
Ore 14:00 allo sbarco spuntino
Ore 15:00 lotteria.
Iscrizioni €20

 

 

ATTUALITA’

 

A Proposito di Febbraio
Nuovo regolamento sulla navigazione di kayak e simili a Venezia
Certe foto rimarranno nella storia! E così, per noialtri poveri canoisti s’interrompe la breve esperienza al “Carnevale di Venezia” in Kayak, purtroppo l’amministrazione comunale in nome della sicurezza è stata fin troppo severa nei confronti delle imbarcazioni a remi. Ha dichiarato in forma ufficiale lo Stop ai kayak nel Canal Grande, nuove regole, norme più stringenti e nei canali principali il divieto è esteso a tutta la giornata. Stop ai Kayak nel Canal Grande in nome della sicurezza,il nuovo regolamento è entrato in vigore dal primo agosto 2018. Le novità introdotte dal Comune di Venezia vanno a modificare il testo unico in materia di circolazione acquea, e in particolare l’articolo riguardante la “circolazione delle unità a remi”. Già in precedenza era disposto il divieto di navigazione per jole, dragon boat, pattini, pedalò, canoe, kayak e tavole a remi, nei rii principali di collegamento del centro storico, in certe fasce orarie. La nuova ordinanza, invece, estende il divieto alle 24 ore e specifica: “In Canal Grande, canale di Cannaregio, nei rii del sestiere di San Marco e negli altri rii e canali dove sono attivi servizi di trasporto pubblico, restano in vigore le fasce orarie di permesso nei rii minori. Eccezion fatta: per le manifestazioni d’interesse pubblico. Ovviamente, taxi e tutte le barche con motori potenti sono libere di girare per tutta la città giorno e notte.

 

Canali vietati (in rosso) – Canali con limitazioni di orario più stringenti (in ocra)

 

TURISMO

 

Festival della luce di Amsterdam
Una pagaiata serale lungo le luminarie del Festival della luce di Amsterdam, sarebbe stata una bella storia, terminare le ferie natalizie alla grande. Ho Prenotato la mia partecipazione con alcune riserve e inserito la data nella mia agenda.

 

Dopo qualche giorno mi è arrivato un messaggio da Van Ruud: è necessario avere in dotazione il faro omnidirezionali, così mi sono adoperato per acquistarlo Nel nuovo anno, ancora una volta mi ha contattato Ruud per la registrazione, le previsioni del tempo sembravano abbastanza buone, sereno e poco vento. Van Ruud mi conferma che eravamo un bel numero, una canadese da 11 posti al completo e 8 kayakers si sarebbero uniti, ed io ero già sulla lista.

La preparazione
Giovedì, 3 gennaio, nel pomeriggio mi sono dedicato all’abbigliamento, ho riposto nella mia sacca degl’indumenti extra caldi, poi ho controllato la canoa e la mia lampada bianca nuova di pacca. Secondo la descrizione, il viaggio sarà lungo circa 11 km, facendo un rapido calcolo ho previsto di pagaiare per poco più di due ore. Sabato quando arriverò a Natsec, molti di loro saranno già lì, il C11 è stato smontato prima e caricato sul suo rimorchio. Gli otto kayak da mare vanno sul grande rimorchio e le persone nel minor numero possibile di auto arriveranno ad Amsterdam. La mattina , ci si cambierà qui nella sede del Club Zeeburg,”dice Ruud”, che lusso e ospitalità. Riceveremole spiegazioni e il testo sull’escursione ad Amsterdam.


Attraverso i canali
Alle 8 del mattino ci troviamo alla sede, il C11 e gli 8 canoisti con vari kayak partono per Amsterdam. Presto arriva sera ed è più scuro di quanto mi aspettassi, le nostre lampade sono ragionevolmente visibili. I kayak, il C11 e gli equipaggi sono molto meno visibili quando il gruppo si allunga. Al Museo Nautico inizia lo spettacolo delle luminarie, attraversiamo ordinatamente come un gruppo alla chiusa dell’Enengracht. Fortunatamente, il traffico è a senso unico sul canale, dobbiamo prestare attenzione alle barche di fronte e dietro di noi. Ad un ritmo lento navighiamo come un gruppo di anatroccoli dietro la C11, dove Ruud e Frits-Jan prendono regolarmente l’iniziativa per vedere se un passaggio è libero quando si passa un ponte. Dall’acqua oltre alle sculture di luce, si possono ammirare illuminate, le case sul canale, le case galleggianti e i ponti, è uno spettacolo. Provo a scattare qualche foto, ma fotografare dal kayak con un piccolo dispositivo senza flash risulta essere un po ‘complicato. Molte foto sfocate a causa della bassa velocità dell’otturatore. In realtà, più veloce del previsto, raggiungiamo la fine dell’Herengracht, qui dobbiamo aspettare che le barche più piccole facciano una brusca svolta verso il Brouwersgracht,. Attraverso l’ultima parte del Singel arriviamo di fronte alla Stazione Centrale, qui dobbiamo prestare maggiore attenzione è un bel via vai, molte imbarcazioni ormeggiano e attraccano. Ciò che è cambiato molto, tra l’altro e quasi non li riconoscevo più, sono state la Chiesa di San Nicola e la Stazione Centrale solo perché sapevo dove eravamo. Non appena abbiamo superato il CS, ci dirigiamo verso NEMO dove si trova l’ultima opera d’arte, dal ponte Nemo e il CS c’è più spazio e calma. Quando nuovamente passiamo davanti a NEMO il museo delle scienze poi al Scheepsvaart ormai abbiamo fatto già le nove e mezza. Senza accorgermi Il tempo è volato, incredibile ma non mi sono bagnato, era previsto vento e non c’è stato, non è stato male. Alle dieci siamo di nuovo a KV Zeeburg, Ruud ha aperto la sede per poterci riscaldare e cambiare di nuovo i vestiti. Dopo una tazza di tè e caffè, ricaricati e via. A mezzanotte siamo di nuovo a Vlaardingen e tutti commentiamo questa bell’escursione in notturna ad Amsterdam al Light Festival

 

 

 

PREVENZIONE

Protezione dei polsi – Prevenzione delle tendiniti dei canoisti
Articolo di Ivan Bartha
L’anno scorso ho compiuto 50 anni … poi, l’ho fatto sapere e li porto con orgoglio, proprio come gli altri , l’età non è altro che una transizione per me. Mi piace pagaiare con i giovani canoisti, nonostante i miei migliori sforzi, il tempo per riprendersi è un po’ più lungo in questi giorni. Fortunatamente, mi sto prendendo cura del mio fisico, ma ho dovuto sviluppare più consapevolezza con quello che il mio corpo mi sta dicendo.
Un argomento che continua a venire fuori è la tendinite, personalmente l’ho vissuta e l’ho affrontata in modo aggressivo prima che peggiorasse. Dopo aver ascoltato altri canoisti parlare di questo o quel rimedio, ho deciso di fare delle ricerche per conto mio. Spero che a qualcuno leggendo quest’ articolo gli possa servire e impedire una situazione dolorosa non trattata, causando altri problemi correlati.
La definizione, tendinite, tenosinovite o sindrome di intersezione è semplicemente l’infiammazione causata dall’attrito. I canoisti lo sperimentano spesso, l’effetto è dietro i pollici, dove si intersecano i due tendini. Ogni tendine è nella sua guaina e lubrificato internamente con liquido sinoviale. Pensate un’immagine dell’anatomia, come in un poster appeso al muro di una scuola. Ricorda che i tendini collegano i muscoli alle ossa e legamenti connettono osso-osso. Sono molto diversi, ma comunemente confusi.
Proprio come qualsiasi altra cosa che necessita di lubrificazione, se è scarsa, si crea attrito, quindi si riscalda e si danneggia. Ci sono molti tendini nella nostra mano che si intersecano nel polso, se qualcuno di questi tendini è schiacciato o sovraccarico, abbiamo un’infiammazione (il modo in cui la natura combatte le ferite) e in ultima analisi il dolore (il modo in cui la natura ci allerta del problema.) Se trascurata, l’infiammazione e il dolore possono irradiare il braccio, il polso, il gomito e la spalla sono tutti collegati da una serie elaborata di tendini, mentre la tendinite al polso sembra isolata, le altre articolazioni iniziano a compromettersi a causa della lesione.
Se estendi le braccia davanti a te, ogni polso ha una gamma di 6 diversi movimenti delineati nell’immagine. Come canoisti, sappiamo che i nostri polsi funzionano bene nella flessione e nell’estensione. È naturale e se rimaniamo fedeli al concetto di utilizzare la rotazione delle spalle e del busto, i nostri polsi rimangono relativamente neutri facendo una pagaiata in avanti.

Deviazione(spostamento laterale), pronazione (palmo rivolto in basso)e supinazione (palmo in alto) sono movimenti naturali per i nostri polsi. A questi movimenti, si presenta un problema quando aggiungiamo il carico, come la nostra pagaia in acqua. In generale, abbiamo introdotto una forza a cui i nostri polsi non sono abituati. Se non ruotiamo completamente il busto e non lo combiniamo con un rilascio tardivo ecco che abbiamo un improvviso deficit, creiamo una forza diretta sul nostro polso. Aggiungete a ciò una grande lama magari a cucchiaio (tipo Braca) e non essere consapevoli del nostro angolo del manico può contribuire a una tempesta perfetta per la tendinite.
Ecco un paio di suggerimenti che hanno funzionato per me, nel ridurre le patologie legate al polso ……

 

• Allentare la presa sulla pagaia
• Accorciare la corsa in avanti
• Prestare attenzione all’angolo del manico
• Considerare una pagaia con una lama più piccola
Il mio trattamento è stato il seguente ……..
• Prenditi una pausa dalla pagaiata (scusa, l’infiammazione deve essere ridotta)
• Riposo, ghiaccio, compressione, elevazione (metodo di trattamento per lividi, stiramenti e distorsioni).
• Cura chiropratica (manipolazioni) , e agopuntura (sei trattamenti hanno fatto la differenza) in alternativa la Tecar , dieci trattamenti consecutivi
• Utilizzo di una fascia per il polso quando si torna in acqua
• Essere ossessionati dall’estensione in avanti
Alla fine, invecchiare è una cosa bellissima. Meno esibizionismo, meno ego e autoconservazione, elementi fissi nella nostra vita. Nonostante tali nobili attributi, dobbiamo essere un po’ più gentili con il nostro corpo. Iniziamo a prestare attenzione a dove si trova la bottiglia di ibuprofene (( l’ibuprofene è un principio attivo che rientra nella famiglia dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Il farmaco è dotato di proprietà analgesica, antinfiammatoria e antipiretica. Questa classe di farmaci rappresenta la categoria di più largo impiego nel trattamento delle malattie reumatiche.)). Fortunatamente, la tendinite è una di quelle cose che possiamo gestire e spesso superata con alcune tecniche molto semplici.
Ci vediamo in acqua! Tendinite da pagaiata? Cos’è? Conosci i tuoi polsi, i tuoi rischi e come recuperare!

AVVENTURA IN MARE

Traversata all’arcipelago di St Kilda

Nel 2011 ho trascorso due settimane esplorando le isole Outer Hebridean di Barra, South Uist e Benbecula con il mio amico Barry. I nostri sogni di una traversata in kayak da mare verso l’arcipelago di St Kilda sono stati spazzati via da una serie di disavventure, maltempo, ferite e delusioni. Siamo tornati a casa dopo una grande avventura, consapevoli che le nostre speranze di un’ impresa così rischiosa in mare, dipende dall’organizzazione, dall’impegno e da tanta fortuna.
Tre anni dopo è arrivata una nuova opportunità e siamo tornati alle Ebridi con rinnovato ottimismo. L’arcipelago di St Kilda nell’Atlantico settentrionale, a 58 gradi a nord e 40 miglia a nord-est di Uist, è un luogo isolato ed esposto al mondo. Rappresenta una sfida eccezionale per il kayak in questo remoto arcipelago del Regno Unito. Le ricompense, sono immense, queste isole con scogliere ripide hanno un’aura da fine del mondo, esercitando un potente magnetismo su sui visitatori. Abitate per due millenni, abbandonate nel 1930 con l’evacuazione degli ultimi isolani, solo un numero impressionante di case nere e cleits, resti di un altro mondo. L’arcipelago è il più importante rifugio di uccelli marini in Europa con la più grande colonia di sule del mondo, la più grande colonia del Regno Unito di fulmar e di pulcinella di mare. Le isole a strapiombo sul mare sono il paradiso dei kayaker marini, la loro inaccessibilità esercita una grande attrazione. Ho sognato per molti anni di andarci in kayak, ora, tra noi e la nostra destinazione ci solo 36 miglia di acque libere e una previsione di tempo favorevole.

Aspettando le condizioni favorevoli
Con il brutto tempo all’orizzonte, abbiamo trascorso diversi giorni ad esplorare il gruppo di isole nell’estremo sud delle Ebridi Esterne, da Barra Sound a Berneray. Una destinazione degna ma non la meta, questo meraviglioso arcipelago ci ha offerto incontri magici con imponenti scogliere sul mare, una ricca storia culturale, immense caverne marine e migliaia di pulcinella di mare, urie e gazze marine. Siamo tornati a sud di Uist mentre il vento e la pioggia tramontavano, e aspettavamo la nostra sfuggente finestra del tempo. In condizioni variabili e correnti occidentali, abbiamo continuato le nostre esplorazioni passando alcuni giorni a pagaiare attorno al Sound of Harris e Taransay. Salendo verso Nord a Uist, Intanto la metà del tempo a nostra disposizione era passato, sentii che la possibilità di fare la traversata verso St Kilda ci stava scivolando tra le dita. Ci siamo trasferiti al North Uist Outdoor Center, per rilassarci e riorganizzarci. All’arrivo, una nuova previsione offriva un’opportunità allettante, due giorni di vento leggero da SE, un nuovo sistema di bassa pressione e poi di nuovo bel tempo. Sembrava che finalmente potessimo fare la traversata verso St Kilda, cavalcare un paio di giorni di maltempo e poi tornare a casa in condizioni più favorevoli. Accettammo il piano e ci affrettammo a completare i nostri preparativi. Quella sera ci siamo accampati a Scolpaig, sotto il cielo senza nuvole, mentre un leggero vento da ovest increspava la superficie della baia. All’orizzonte, le cime di Hirta e Boreray facevano un cenno invitante, apparendo molto più vicine della loro vera distanza di 36 miglia. Abbiamo dormito profondamente, contenti che le previsioni fossero ideali per la nostra traversata. Il giorno dopo, un persistente vento ci ha tenuti a riva mentre aspettavamo le condizioni perfettamente calme, quello che cercavamo per la nostra traversata. Finalmente – alle 19:00 – abbiamo lanciato i nostri kayak e ci siamo diretti verso le isole lontane ancora visibili. L’ultima brezza si è spenta mentre le prime due ore ci trascinavano oltre le aride isole rocciose di Heskeir, cavalcando un dolce moto ondoso su cui le nostre barche salivano e scendevano. Circondati dal silenzio, solo il rumore del mare, ci siamo sentiti soli al mondo su questa distesa vuota dell’Oceano Atlantico. In estate a queste latitudini la notte è un po’ lunga, con una luce fioca a nord e una sensazione costante che l’assenza del sole è solo di breve durata. Mentre i nostri kayak attraversano il mare cristallino, la luce e il contesto creano un’atmosfera magica che ha esaltato il nostro senso di meraviglia, mentre l’arcipelago di St Kilda è apparso più vicino all’orizzonte. Le ore passarono, il nostro ritmo di pagaiata ininterrotto divenne meditativo. Stac Levenish apparve alla nostra sinistra e attraversando le ultime due miglia fino a Village Bay su Hirta – l’unico sbarco affidabile in tutto l’arcipelago. Atterrando con i nostri kayak alle 4.15 del mattino, l’arrivo dell’alba ha cominciato a illuminare l’ambiente circostante, ci siamo seduti tranquillamente sui pendii erbosi e abbiamo assorbito le intense sensazioni della nostra traversata. Mai un passaggio sull’oceano è stato così magico.


Le isole
Dopo alcune ore di sonno, al risveglio abbiamo notato un gruppo di visitatori con le barche pronti per la partenza. L’imminente arrivo di un nuovo sistema di bassa pressione stava chiaramente innescando un’ evacuazione dall’isola; saremmo stati presto tra gli ultimi abitanti rimasti dell’arcipelago. Cogliendo la possibilità di godere le restanti condizioni stabili, abbiamo programmato per un pomeriggio di esplorazione intorno al gruppo principale dell’isola di Hirta e Soay. Partendo da Village Bay attraverso una stretta spaccatura rocciosa, siamo entrati in un magico nirvana, enormi scogliere si alzano sopra, un dolce moto ondoso ha fornito un po’ di pepe tra gli scogli, innumerevoli uccelli marini volano in alto e lo scenario costiero rivela prospettive sempre più spettacolari . All’estremità nord di Hirta siamo passati sotto un’enorme pinnacolo, la vista dal mare è notevole dell’enorme massa rocciosa di Boreray. Soddisfatti, siamo tornati tranquillamente a Village Bay, completando la circumnavigazione dell’isola principale.

Nei due giorni seguenti arrivò l’atteso sistema di bassa pressione, la sua aria satura di umidità inondò le isole di nebbia e pioggerellina. Rimanendo a terra, abbiamo fatto un’escursione sull’isola per esplorare i resti di abitazioni che erano le case degl’ isolani di St Kildan. Greggi di pecore Soay continuano a vagare per l’isola, mentre i Great Skua sorvolano le pendici , disturbate dal nostro arrivo. A quasi 500 metri di altitudine, i panorami dalla cima di Hirta sono eccezionali, con Soay inferiore che si estende nell’Atlantico a ovest e l’aspetto giurassico di Boreray a nord-est. Con le isole Hebridean perse sotto l’orizzonte orientale, il senso di isolamento su questo sperone roccioso remoto e drammatico era palpabile. Siamo tornati al rifugio di Village Bay e abbiamo aspettato il miglioramento previsto delle condizioni.


a casa in barca a vela
Durante il nostro terzo giorno a Village Bay, sull’isola arrivò un’imbarcazione a vela imponente. La “Signora di Avenel” il suo skipper, Stefan stava facendo una breve visita all’arcipelago con i suoi clienti. Curioso di sapere di chi fossero i proprietari dei due kayak allo scalo di Hirta, alla fine ci siamo incontrati, condividendo le nostre esperienze della traversata. Stefan ci ha chiesto se avessimo un “Piano B”, nel caso le condizioni fossero sfavorevoli per una traversata di ritorno. Inaspettatamente, siamo stati invitati nella sua barca per un rientro gratuito fino al Sound of Harris, l’offerta di Stefan ha innescato pensieri contrastanti in noi; essendo arrivato a St Kilda con le nostre forze, ci è sembrato quasi necessario tornare a casa con la stessa propulsione. Abbiamo ringraziato Stefan per il suo aiuto offerto e siamo andati in albergo per considerare l’ opzione.
Il giorno successivo alle 4 del mattino, tornammo in sella alla cima di Hirta e osservammo la distesa dell’oceano a est. Valutando le nostre opzioni, la tentazione di un’esperienza in barca a vela si è rivelata troppo grande; tornammo alla baia, contattammo Stefan e presto ci trovammo a bordo della meravigliosa nave che sarebbe stata la nostra casa per le dodici ore successive. Passando tra le falesie di Boreray prima di salpare per Harris, ci siamo meravigliati della nostra fortuna e per un inaspettato viaggio di lusso. Alle 22.00 finalmente siamo saliti sul Sound of Harris, abbiamo detto addio ai nostri compagni di vela e abbiamo ripiegato nell’oscurità a North Uist. La nostra avventura di St Kilda, un’esperienza straordinaria piena di sfide e opportunità inaspettate, era finita.

 

AVVENTURA IN FIUME

 

Canoisti che fanno storia
Tre famosi kayaker hanno completato la discesa nell’alto corso del Rio Santo Domingo in Messico la discesa più ripida del mondo.

 

Un terzetto di kayakers ha fatto l’impossibile, o ciò che sembrava impossibile, poiché nessun altro kayaker prima d’ora è riuscito nell’impresa. In passato le cascate singolarmente sono state fatte con successo, ma non tutte in una volta. Rafa Ortiz, Evan Garcia e Rush Sturges sono i primi kayakers a fare la serie completa delle cinque cascate sul Rio Santo Domingo, la discesa più ripida del mondo. Il fiume è situato nella regione del Chiapas, ha un dislivello di 700 m al km e le cascate misurano: 25, 27, 18, 6 e 12 metri. E’ stato descritto come il “Santo Graal dei grandi creeking”. “Quando si tratta di alzare la posta in gioco, Evan, Rush e Rafa sono i giocatori giusti”, ha detto Charli Kerns. “Questi ragazzi hanno fatto cose incredibili da anni, e questo step è il traguardo raggiunto fino a quando non ne viene fuori un altro, comunque.” Garcia ha descritto di come è stata l’esperienza, ha detto alla Red Bull: “Se rompi la pagaia o si apre il paraspruzzi, hai circa cinque secondi per fare il tuo gioco, prima di essere trascinato per i prossimi 20 metri”.L’incredibile impresa è avvenuta verso la fine di marzo, ma solo adesso la Red Bull ha reso disponibili queste incredibili foto. Inutile dire che i tre kayakers erano estasiati dal successo della loro storia.”Sin dalla prima volta in cui mi sono fermato davanti al Santo, ho sognato di pagaiare ognuna delle sue cascate in una sola manche,” ha detto Ortiz alla Red Bull. “Non potevamo cancellare i sorrisi dalle nostre facce quando siamo arrivati in fondo e abbiamo guardato indietro!”

 

 

 

 

 

 

 

Siberia ritorno alla natura

 

 

DI Andi Brunner e Janosch Plather Foto Andi Brunner e Janosch Plather
Cosa stanno facendo un austriaco e quattro tedeschi a St.Pietroburgo? Aspettano di tornare in possesso dei loro kayak.
Pioveva a dirotto quando il nostro autista russo e sua moglie, sono arrivati all’aeroporto a prenderci, Ci aspettavamo di essere a casa in qualsiasi momento lungo la strada, dopo otto ore “Siamo quasi arrivati”, l’autista si è fermato e finalmente siamo arrivati a casa. La porta si è aperta, all’interno c’era la nostra guida Vasily, con il suo accento russo ha gridato: “Ok ragazzi, ascoltate! Spero, tu sia in buone condizioni. Il livello dell’acqua è altissimo. Sei un buon gruppo? ”
“Ah, lo spero …”
“Non sono sicuro…”
“Vedremo…”
Tutti noi stavamo esitando – poi Vasily disse “Ok, dawei (russo: andiamo!)” Il gruppo caricò le barche, i bagagli, una bicicletta per ragazzi e una motosega sulla UAZ 452. Ancora cadeva la pioggia pesante. Nove persone in otto posti, una giacca impermeabile al posto di un vetro del finestrino e il tetto che fa acqua. Tutti i cliché sulla Russia sembravano perfettamente veri, la nostra motivazione è stata messa alla prova per altre cinque ore. Nel bel mezzo della notte, siamo finalmente arrivati al campo di Chuya.

Il Chuya – superiore e inferiore
Il mattino dopo Vasily ci disse: “I livelli dell’acqua sono alti, ma è normale.” Così lui volle che iniziassimo sulla Mazhoy Gorge (un canyon difficile senza via di fuga, con belle rapide). La guida non ci ha convinti, così per iniziare abbiamo preferito la parte inferiore. Vasily ha detto che questa sezione è per ragazze e non per uomini veri come noi, ma lo abbiamo fatto comunque.
Proprio nella prima rapida, Vasily rimane bloccato in un grosso buco. Ci aspettavamo che venisse fuori, ma dopo quelle che sembravano ore di combattimento, ce l’ha fatta ad uscire. “Ok ragazzi! Abbiamo davvero un bel livello! Normalmente c’è una roccia due metri sopra l’acqua, non un buco! ” Il resto della discesa è stato un divertimento in classe III° di approccio e di riscaldamento perfetto.
Il giorno dopo, il tempo si è chiarito, il sole splendeva e il livello dell’acqua ha iniziato a calare lentamente. Quindi abbiamo trascorso i tre giorni successivi sul Chuya e le sue diverse sezioni.
Il Chuya è un fiume ultra-classico alimentato dai ghiacciai in Altai, percorribile per tutta l’estate. Ogni sezione richiede più di un’ora, anche se si conoscono le linee, tipico per i fiumi russi (ci sono pochissimi tratti brevi come nelle Alpi). La portata del Chuya è di circa 40-70 m3 e inizia con una lungo tratto di IV°, segue una gola più dura, dove devi scendere a vedere il passaggio e/o trasbordare per alcune rapide. Tuttavia, è più simile a un box-canyon, che a volte è più difficile uscire dalla barca. Quindi dovresti pagaiare con qualcuno che conosce bene le linee.

Bashkaus – superiore
Dopo questo riscaldamento nel Chuya, il primo trasferimento ci stava aspettando! Abbiamo guidato per sei ore verso il Chulishman, con una breve sosta al Upper Bashkaus. Ancora una volta, i livelli dell’acqua erano molto alti e quello che era un run di terza classe era super divertente e di IV° inoltre, il paesaggio era di classe VI°.

Chlichhman
Il giorno successivo, abbiamo continuato il viaggio verso il Chulichman. Dopo aver lasciato la strada principale, c’era a malapena una traccia di strada. Abbiamo attraversato una foresta, aggirato buche di fango, alberi caduti, mentre cercavamo di non sbattere con la macchina. Quando non c’è stata la possibilità di andare oltre, ci siamo fermati e sistemato il nostro campo vicino al fiume.
L’Upper Chulichman è un fiume di IV-V° con circa 70 m3, vi sono alcune rapide notevoli e ricorda i classici di Voss. Tutte le rapide sono gestibili, tuttavia alcune le abbiamo trasbordate. Un tratto molto bello, tanto che lo abbiamo fatto una seconda volta, doppio divertimento”, con i livelli dell’acqua ancora molto alti. Questa sezione ci ha portato via tre o quattro ore.
Dopo una siesta al take-out, quel pomeriggio, abbiamo deciso di iniziare sul medio Chulishman Throwback,
Un po’ stanchi, ma super-gasati, abbiamo disceso una classe di IV° impegnativa, poi via all’ accampamento dove ci siamo cambiati e acceso un fuoco. Seduti attorno ad un fuoco, vicino alla macchina con un giorno in più è sicuramente una bella sensazione
Su Chulishman la situazione cambia, rapide enormi e lunghe, grandi e spropositati sifoni, mai visto. Quasi tutto il fiume con il suo volume scompare sotto le pietre alla faccia della rapida. Il take-out si trova in un’ampia valle aperta, dove c’erano alcuni turisti accampati vicino al fiume, il che è piuttosto impressionante dato che si trova nel bel mezzo del nulla.

La sauna
Un’ora dopo arrivammo allo sbarco, completamente esausti e vedemmo che Sasha stava già preparando una frusta di rami per la sauna. È qui che ci siamo resi conto che abbiamo fatto tardi in fiume. Pensando che la discesa fosse la parte più difficile della giornata, invece siamo entrati nella sauna a 100 ° C con un Sasha e la sua frusta! Ci siamo addormentati come bambini, finché il calore del sole non ci ha svegliati la mattina dopo.


Chuya
È sempre bello tornare al campo di Chuya per avvolgere Mazhoy Gorge, asciugare i ricambi e rilassarsi al sole. La gola di Mazhoy è sempre divertente! Dopo il passaggio obbligatorio, stavamo parlando della prossima rapida, che abbiamo chiamato “Subway of surprise”.
Andi era sempre nervoso prima di questa rapida, così ha chiesto a Janosch: “Come fai a pagaiare velocemente?” La risposta di Janosch è stata: “Come sempre, prova in qualche modo di essere da qualche parte e lascia che il primo ricciolo sia la tua metropolitana. Entra e goditi il tuo giro incontrollabile. Non sai mai dove e quando uscirai! ”

Karacem e Argut
La nostra ultima avventura, il Karagem Argut. Abbiamo previsto un paio di pernottamenti, l’Argut è un classico,uno dei fiumi più grandi dell’ Altai. Occorre una giornata intera per arrivare all’imbarco, che è possibile solo con una vettura veramente potente o con un carro armato, altrimenti ti fai l’ultima parte a piedi, quindi abbiamo dovuto trasportare le nostre barche per 5 km. Finalmente arrivati abbiamo allestito il campo, raccolto la legna, fatto un buon fuoco per cucinare, indossato vestiti asciutti, sistemati i nostri teloni, preparato il nostro posto letto, cucinato e ci siamo seduti attorno al fuoco.

Il modo più semplice per raggiungere l’Argut è l’affluente del Karagem, che abbiamo fatto il primo giorno. È un fiume glaciale piccolo, veloce, roccioso e freddo con un sacco di tronchi e pietre cattive. Non è il miglior fiume, ma per noi l’unico modo per arrivare all’Argut. C’è un altro modo, ma è necessario un visto di frontiera speciale per farlo.
Il secondo giorno, avevamo un sorriso stampato sulle nostre facce! Non ci sono molti fiumi come questo al mondo. Se ti piace il famoso Rio Futaleufu, adorerai l’Argut – l’unico svantaggio è che non è lungo la strada. Per arrivare all’Imbarco il paesaggio è impressionante e inaccessibile lontano da tutto. Abbiamo fatto le ultime pagaiate su questo fiume incredibile, dopo alcune ore siamo sbarcati e i nostri sorrisi si sono spenti. Il nostro viaggio si è concluso, era giunto il momento di intraprendere la lunga strada del ritorno. Un viaggio pieno di sorprendenti impressioni sulla Russia, di un’opinione completamente nuova del popolo russo molto gentile e disponibile.
Grazie Siberia per questa fantastica esperienza!