Un canoista con il vizietto di attraversare l’Adriatico


 

Intervista ad Andrea Bazzotti

di Arnaldo Croccolino

Quando attraversò l’Adriatico in solitaria e senza alcun aiuto, nel 2008, il canoista di Misano Andrea Bazzotti ha battuto  il suo record di distanza in acque aperte. Sulla base di questa esperienza Andrea scriverà poi un bel libro intitolato “Oltre l’Azzurro”.

 

Adesso, siamo venuti a conoscenza che Andrea, assieme ad un altro canoista, Leonardo Bonfanti, si sta preparando per una nuova traversata dell’Adriatico in una canoa biposto. Andrea volevo chiederti se ci anticipi qualche curiosità.

C.C.R. : Come ti sei avvicinato al kayak?

Andrea: Ho iniziato ad andare in canoa quando avevo 15 o 16 anni per unire la mia passione per il mare con quella per lo sport. Ricordo che comprai la mia prima canoa da mare dopo averla cercata fra gli oggetti usati sul FO, un periodico che credo non esista nemmeno più in circolazione ormai.

C.C.R. : Quali sono i tuoi obiettivi nei prossimi mesi?

Andrea: L’obiettivo è quello di compiere la traversata da Pola a Cattolica, per un totale di 135 km. La partenza da Pola dovrebbe coincidere esattamente con il luogo in cui approdai io 10 anni fa quando attraversai l’Adriatico da solo e senza strumentazione elettronica, come hai ricordato tu all’inizio. L’arrivo a Cattolica invece, previsto per il pomeriggio del 6 Luglio 2018, meteo permettendo, è stato deciso perché il circolo nautico di Cattolica si è reso disponibile ad organizzare una festa, a conclusione della nostra impresa, e ci mette a disposizione una barca appoggio durante la traversata. Questa volta infatti, a differenza di 10 anni fa, sarà un’impresa dall’aspetto più tecnico e sportivo, piuttosto che una mera sfida di sopravvivenza. L’idea è quella di stabilire un record e compiere i 135 km in meno di 18 ore. Per questo Leonardo ed io stiamo lavorando molto per avere un perfetto sincronismo ed un buon affiatamento come canoisti, oltre che come amici.

C.C.R. : A parte quest’impresa, hai un altro sogno nel cassetto?

Andrea: Di sogni nel cassetto ne ho tanti.. a volte anche solo fantasie che probabilmente rimarranno tali. Credo che faccia parte del mio  modo di essere: sono una persona molto idealista e sognatore.

C.C.R. : Quali sono  le fonti di motivazione ed ispirazione per queste imprese?

Andrea: Mi piacciono le sfide e mi piace avere un obiettivo su cui focalizzare la mia concentrazione. Inoltre, dopo la traversata in solitaria, mi stuzzicava l’idea di compiere questa avventura insieme ad un amico perché un’emozione, quando è condivisa, è ancora più forte e più bella. Devo anche dire che, in questi ultimi due anni, avevo un po’ perso di vista me stesso, mi ero un po’ smarrito; avevo smarrito i miei valori, il mio equilibrio e la mia autostima e questo è un buon modo per ritrovarsi.

C.C.R. : Il kayak ti da soddisfazioni?

Andrea: Certamente! Avevo 15 o 16 anni quando ho cominciato e non ho mai smesso. Si, a volte l’ho un po’ lasciato da parte: per esempio ho trascorso diversi mesi all’estero per motivi di studio o di lavoro e non era possibile andare sempre in canoa ma adesso di anni ne ho 43. Se vado in canoa da quasi 30 anni un motivo ci sarà.

C.C.R. : Se  mai hai avuto paura – e se non – che cosa ti mette paura? Hai passato momenti difficili in kayak in mare?

Andrea: Di momenti in cui ho avuto paura in mare ne ho passati diversi. Uno di questi per esempio l’ho descritto molto bene nel mio libro “Oltre l’azzurro”, dove racconto una sessione di allenamento di notte col mare mosso. Diciamo però che spesso la paura è una condizione mentale, causata dal non conoscere una situazione, dal credere che qualcosa sia peggiore di quello che in realtà è. Una certa dose di paura può anche essere positiva perché ti permette di essere più lucido, più attento; ti costringe a valutare seriamente una situazione senza prenderla troppo alla leggera. È quando la paura si trasforma in panico che sono cavoli perché a quel punto uno perde di vista la realtà delle cose e va in tilt: è tutta una questione di equilibrio, come andare in canoa!

C.C.R. : Sono un canoista in cerca di emozioni cosa mi consigli?

Andrea: Di emozioni in canoa ce ne sono tante ma ognuno ha il suo modo preferito. Io per esempio non sono un canoista fluviale però qualche fiume l’ho disceso lo stesso, soprattutto col mio amico Leonardo (canoista fluviale per eccellenza: ha partecipato anche anche ai mondiali!) e devo dire che quando ti trovi davanti a delle rapide o delle cascate, seppur piccole, rappresentano una bella botta di adrenalina. Andando nell’ambiante mare, a me più congeniale, vale lo stesso quando ti trovi davanti un’onda che sembra in muro e la vedi attraversare, o ancor di più quando un’onda ti prende alla spalle e devi fare attenzione a non farti travolgere. Emozioni piacevoli ma diverse si provano anche rimanendo in mare aperto, quando ti allontani tanto da perdere di vista perfino la costa, oppure uscendo in mare di notte quando non c’è nemmeno la luna.

C.C.R. : Qual’è la cosa più coraggiosa che hai fatto nella tua vita?

Andrea: Non saprei! Non credo di essere una persona particolarmente coraggiosa. Quello che faccio lo faccio perché trovo che il rischio sia basso. Mi piace andare in alto mare con la canoa, anche d’inverno. Mi piace camminare nei boschi e spesso vado a fare trekking con mio fratello o anche da solo, perfino di notte. A volte ci infiliamo in antri o grotte buie e scivolose, camminando sui gomiti o strisciando a terra, ma sono tutte attività che ritengo, tutto sommato, a basso rischio. Dovrebbe spezzarsi in due la canoa mentre sono in mare, dovrebbe venire una bufera di neve o una valanga mentre sono nei boschi o un terremoto mentre sono in una grotta, ma sono tutti eventi che hanno una bassa, bassissima probabilità di accadere.

C.C.R. : Qual’ è la cosa più pazza che hai  fatto?

Andrea:  Direi che più o meno vale il discorso di prima. Non saprei che dire. Ricordo quando ero in Messico per motivi di studio e spesso facevo lunghi viaggi in autostop o dormivo a casa di gente sconosciuta, ma sono uno che si fida degli altri.

C.C.R. : Qual’è la tua filosofia di vita?

Andrea: Vivi e lascia vivere e ogni giorno fatti un regalo. I miei valori più importanti sono: tempo libero, famiglia, amici, amore, sport e lavoro.

C.C.R. : Se veniamo a casa tua per cena cosa ci prepari?

Andrea: Potrei prepararvi un piatto tipico romagnolo e anche semplice: piada con prosciutto e gratinati. Oppure un bel tacchino arrosto, con finocchio selvatico e rosmarino. In genere però sono molto più bravo a mangiare che a “preparare” da mangiare.

C.C.R. : Quale oggetto porteresti con te in un isola deserta?

Andrea: Dato per scontato che io abbia già la canoa (altrimenti come ci arrivo sull’isola deserta?) mi porterei dietro un apparecchio per ascoltare la musica, altra mia grande passione.

C.C.R. : Dove ti vedi fra vent’anni ?

Andrea: Che domanda difficile! Non saprei proprio rispondere. La vita mi ha sempre portato per strade che non avevo immaginato prima: quindi, conviene ciò che avviene.

Una nuova avventura sta per iniziare, alla fine sei quasi arrivato  alla linea del non ritorno, a quel punto in cui ti accorgi che  non puoi mandare in fumo tutto il lavoro già fatto.

I nostri auguri per un futuro ricco di soddisfazioni in riva all’Adriatico.