Ferragosto all’Argentario


 

 

 

                                                                                 

 

Di Enzo Perazzini

Questa estate il Canoa Club Rimini, dietro suggerimento di Arnaldo, toscano Dop, ha deciso di trascorrere alcuni giorni di vacanza, chiaramente con la canoa, all’Argentario. molti gli interessati ma ognuno con le proprie difficoltà e problematiche così alla fine siamo partiti in quattro con le proprie mogli. Arnaldo e Carmen, Enzo e Maurizia, Moreno e Sonia ed Ugo e Rita. Cinque giorni dal 12 al 16 di agosto nel pieno dell’esodo per il quale qualcuna era preoccupata dei rischi imbottigliamento ma la strada scelta: Rimini, Cesena, Arezzo, Siena ,Grosseto e Argentario è stata perfetta nessun ingorgo tutto liscio sia all’andata che al ritorno. Arnaldo è partito venerdì doveva fare una tappa a Chiusi sua città natale, mentre noi sabato e ci siamo dati appuntamento a “Paganico” da dove abbiamo proseguito il viaggio assieme. Viaggio che non è partito sotto i migliori auspici, pioveva fin dal primo mattino ma in vista del tombolo della Giannella, la località appunto della Giannella, il cielo si è aperto e le ultime gocce ci hanno accompagnato all’ingresso. Il camping di buona dimensione e ben alberato da grandi e ombrosi pini marittimi non ha piazzole perciò abbiamo piantato le tende a mò di cerchio all’interno abbiamo piazzato tavolini e sedie. Finito il montaggio e riempito la stomaco, con varie insalate di riso, ci siamo messi in marcia per cercare il punto di imbarco per una prima uscita in canoa. Può sembrare strano ma all’Argentario non è facile imbarcarsi ovunque, infatti quasi la totalità delle insenature è stata chiusa al traffico da consorzi privati che hanno edificato e vietato, fisicamente con cancelli, l’ingresso alle auto, si scende solo a piedi con importanti dislivelli e fatica; immaginate cosa vuol dire portare la canoa sulla spiaggia. Comunque alla ricerca di una delle poche insenature ancora libere siamo arrivati a Cala Moresca che ai noi era chiusa come le altre era chiusa alle auto. Dal momento che eravamo in esplorazione abbiamo approfittato, vista anche l’ora, per farci un bagno nella vicina Cala del Gesso. Piccola insenatura con piccola spiaggia di ghiaia e un mare incredibile trasparente anche se mosso. Dopo un paio di ore il rientro e poi pizza a Orbetello e visita del paese.
Il secondo giorno, visto il perturbare del mare mosso , si è deciso di visitare l’isola di Giannutri, un ferro di cavallo che assieme al Giglio, Montecristo, Elba, Pianosa e capraia formano l’Arcipelago Toscano. Il traghetto parte da Porto Santo Stefano a 10 chilometri dal campeggio e il problema grosso è il parcheggio. Sono tutti a pagamento e molto cari, gira che ti rigira, dopo aver lasciato la moglie Ugo e la Rita alla biglietteria alla fine ne ho trovato uno a€10,00 per l’intera giornata. Vengo accompagnato al capannone fuori dal paese e poi con una navetta ritorno al porto, tutto sul filo dei secondi, praticamente il traghetto mi aspettava e mia moglie sulla rampa con il biglietto. Via di corsa per fare presto ma la gatta frettolosa ci lascia lo zampino, cosi che inciampando sono finito a terra e precisamente sulla chiappa sinistra dove ho ancora un vistoso pesto nero. Arrivati a Giannutri il traghetto sosta nella cala dello Spalmatoio. Essendo questa stretta e lunga è ben riparata ed il mare blu era uno specchio, sul fondo si vedevano le poseidonie e i ricci. Il porticciolo mi ha ricordato Porto Cervo in Sardegna, l’architettura tutta tondeggiante con piazzette e case sovrapposte e la classica vegetazione mediterranea. L’isola che è un parco naturale, si può visitare esclusivamente con la guida e vi trovano anche dei resti di un’antica villa Romana. C’è un unico sentiero libero che porta dall’altra parte dell’isola. Alcuni di noi lo hanno percorso ma la maggior parte è stata a bagnomaria tutto il giorno. L’acqua trasparente e calda della della Cala punteggiata da barchettee gommoni era irresistibile ma anche infida. Nonostante i richiami di attenzione ai ricci di mare Ugo ma soprattutto Moreno hanno centrato il doloroso mollusco. Ugo se le cavata con poco mentre Moreno ha fatto il pieno, 10 aghi in un solo piede. Da bravo metalmeccanico non si è perso d’animo; preso il suo coltellino tecnologico tuttofare fornito di pinza ha prima scarnificato il piede con la lama attorno agli aghi poi con la pinza a provato a estrarli, ma questi si spezzavano continuamente. Lama pinza poi lama e pinza, insomma alla fine quel piede sembrava un campo di di battaglia pieno di buche comedopo un bombardamento e… gli altr tutti presenti. Oltre noi sull’isola c’era gente strana, nel pomeriggio nella cala è arrivato un piccolo motoscafo con due coppie. Il comandante ordinava al secondo di scendere in acqua per ormeggiare il mezzo ma il secondo titubava per paura dei ricci e noi già ridavamo. Una volta ormeggiato con fatica e maldestramente, il motoscafo le signore sono scese per andare al bar a bere un caffè. la prima dalla prua scavalcando il corrimano con disinvoltura, la seconda provando ad imitare l’amica cadeva per due volte con il culo dentro alla barca a gambe all’aria facendo ridere tutta la cala; dopo di che decise di usare, saggiamente, la scaletta. Uno dei due baldi marinai, nell’attesa delle signore, prendeva un pennarello nero e ritoccava i graffi della banda nera che correva sul fianco del motoscafo.
Il terzo giorno finalmente si va in canoa, destinazione spiaggia dell’Acqua Dolce dall’altra parte dell’Argentario quasi a Porto Ercole dal quale siamo passati per raggiungerla. Anche qui come nelle altre cale bisogna scendere a piedi. Parcheggiamo le macchine, fortunatamente questa volta agevolmente, poi scendiamo una prima volta per accompagnare le signore e poi una seconda con le canoe, meno agevolmente. Bella spiaggia con tanti sassi belli grossi e tanta gente da scavalcare. Lasciamo le signore ad occuparsi dell’allestimento del campo, ombrellone e telo, e c’imbarchiamo, la meta è Punta di Torre Ciana con l’omonima torre. Moreno, che durante la notte precedente aveva letto su internet che un rimedio per gli agli dei ricci era strofinargli del limone (praticamente si è limonato il piede), si accorge di aver dimenticato l’acqua in macchina. Sali nuovamente poi ridiscendi è passata almeno mezz’ora. Ci siamo, si parte il mare è tranquillo, raggiungiamo subito la grotta azzurra, grande volta e mare profondo con la luce che traspare dal bassi, uno spettacolo. Proseguiamo lungo la costa tra le varie calette piene d’imbarcazioni di tutti i tipi e arriviamo a Punta Avoltore , un piccolo promontorio con una caratteristica finestra naturale (foro) in cima alla punta. Proseguiamo poi fino alla Punta Ciana nostra meta. Da qui si vede l’isola Rossa, così chiamata per il colore della sua pietra, sembra vicina dobbiamo attraversare solo un golfo, pieno d’imbarcazioni dal nome “Mar Morto”, decidiamo di proseguire. Si capisce il perché del nome, il mare praticamente è piatto, non ha onde ed è questo il motivo per cui è pieno di barche. Io e Arnaldo arriviamo all’isola la circumnavighiamo e torniamo indietro dove ci aspettano Ugo e Moreno che non hanno completato il giro. Il rientro, lungo, non è agevole, il moto ondoso creato da un’infinità d’imbarcazioni non lo rende semplice. Finalmente dopo 3 ore e mezzo vediamo la spiaggia dell’Acqua Dolce. Circa 20 chilometri non male per un giro in canoa .Dopo il rientro, alla sera, facciamo visita al paese di Capalbio situato su una collina a circa 25 chilometri dal campeggio. Sappiamo che c’è una sagra e come in tutte le sagre si mangia, organizzatissimi all’ingresso della sagra c’erano delle bacheche con i menu che una volta compilati consegnavi alla cassa dove pagavi e trasmettevano l’ordine con il computer alla cucina. Con la ricevuta numerata ti sedevi al tavolo e attendevi che ti chiamassero. Abbiamo a malapena avuto il tempo di trovare il posto che già ci chiamavano, altro che alle nostre fiere. Finita la cena visita al paese che è chiuso nelle vecchie mura, piazze, piazzette, negozi, ristoranti e bar, il classico tenuto bene e caratteristico che vive di turismo. Da una piazzetta, dove facevano musica, si saliva sui merli del castello dove si poteva ammirare un panorama notturno molto suggestivo, al buio completo, con stellata favolosa.
Il quarto giorno, stanchi delle precedenti giornate, decidiamo di rimanere alla spiaggia del campeggio. Si attraversa la strada e c’è subito il mare. Una spiaggia come la nostra, molto lunga ma più stretta e con alle spalle una pineta al posto degli alberghi; è il golfo di Talamone che si trova alla nostra destra, mentre a sinistra c’è Porto S.Stefano. Solo io e Ugo decidiamo di fare un giro in canoa, tutti gli altri rimangono in spiaggia. Andiamo verso Porto S.Stefano con l’obbligo di passare lo sperone. Il mare è tranquillo e Ugo mi fa notare che non ci sono imbarcazioni in giro. E’ l’effetto della vigilia di Ferragosto, ma non dura molto, infatti quando arriviamo all’altezza del porto sciami d’imbarcazioni ci avvolgono. Arrivati allo sperone invertiamo la marcia per rientrare. Qui il mare ,causa il moto ondoso creato dalle imbarcazioni, diventa impegnativo e ci allontaniamo velocemente. Un leggero vento che spinge da dietro e l’onda ci permettono di rientrare surfando ma, nuovamente, all’altezza del porto incrociamo barche di ogni tipo che ci puntano e fanno ballare sulle onde. Finalmente a riva un bel bagno rilassante in acqua calda. Finiamo la giornata in spiaggia. La sera si va a cena a Talamone, io parcheggio a pagamento al porto e trovo anche il parcheggio su strisce bianche a Moreno. Tutti allegri, qualche sfottò sul futuro del mio possibile lavoro da parcheggiatore, ma qualcosa ci suggerisce che non è un bel posto per parcheggiare. Una Mini li a fianco è piena di ricordini di volatili. Si va a mangiare poi visita al Castello con musica e fuochi d’artificio. Al rientro la………non sorpresa, la macchina di Moreno e la canoa sul tetto coperte di m….a. Non era un gran parcheggio.
Quinto ed ultimo giorno. Svegli, colazione e disarmo delle tende poi a pagare. Moreno, che nel frattempo era andato a prendere la macchina, c’informa che il diretto del campeggio , con fare intimidatorio, che saremmo dovuti andare all’ingresso. Un po’ increduli lui e Arnaldo andarono all’ingresso mentre noi altri continuavamo il lavoro di smontaggio chiedendoci il motivo di tale richiesta. L’attesa durò poco , la direzione in occasione del ferragosto offriva una tigellina, bonsai, ripiena di lardo ad ogni cliente. Una cosa grande come un biscotto che dovevi ritirare all’ingresso per festeggiare Ferragosto; che festa patacca. Dopo questa gratitudine siamo tornati a casa a cuor e soprattutto a pancia leggeri. Nel pomeriggio arrivati a Viserba, per scaricare le canoe abbiamo incontrato Corrado e a lui consegnato la canoa di Moreno ancora piena di souvenir da Talamone. Come finire questo racconto, con un grazie grande ad Arnaldo per l’impegno che ha profuso e per la conoscenza dei posti; altrimenti sarebbe stato tutto più difficile, poi è andato tutto bene, i luoghi visitati sono belli, il mare è stupendo anche se difficile da raggiungere, la compagnia ottima…meglio di così. Ciao a tutti e il prossimo anno, in altro luogo più numerosi.